Wetland

Secondo la Convenzione di Ramsar, trattato intergovernativo per la tutela e la conservazione degli habitat acquatici, le aree umide sono definibili come tutte quelle zone caratterizzate da paludi, torbiere, bacini naturali o artificiali, con acqua stagnante o corrente, dolce o salata, comprese distese di acque marine la cui profondità non superi i sei metri durante la bassa marea. In Puglia tre grandi aree umide sono ad oggi riconosciute e protette dalla suddetta Convenzione: le Saline di Margherita di Savoia, grande superficie di acqua salmastra (3.900 ha) di origine artificiale utilizzata per la produzione di sale marino, Torre Guaceto, a nord di Brindisi, e Le Cesine, sulla costa adriatica leccese. In realtà quelle descritte non sono le uniche aree umide pugliesi, anzi, al contrario ve ne sono tantissime altre, la maggior parte delle quali localizzate lungo la costa adriatica dai laghi di Varano e Lesina, nel foggiano, fino ai laghi Alimini, nel leccese. La provincia pugliese più importante per quanto riguarda il numero e l’estensione di questo tipo di ambienti è senza dubbio quella di Foggia. Più all’interno, in particolare sulla Murgia, è facile incontrare i cosiddetti “siti umidi minori” rappresentati dagli importantissimi stagni temporanei mediterranei localizzati all’interno di doline carsiche, come ad esempio i “Laghi” di Conversano.
Le aree umide in Puglia, come in gran parte del pianeta, hanno subito notevoli modificazioni da parte dell’uomo. In particolare nel passato, infatti, queste aree sono state oggetto di enormi interventi di bonifica. Per la loro collocazione geografica, le aree umide pugliesi assumono un’importanza strategica in particolare per l’avifauna migratrice quali aree “ponte” situate tra il Mediterraneo occidentale e quello orientale, ma anche per specie nidificanti quali moretta tabaccata Aythya nyroca, airone rosso Ardea purpurea, gruccione Merops apiaster ecc. In quanto aree umide, grande è la loro importanza per la batracofauna (anfibi), in particolare il rospo smeraldino Bufo viridis riesce a riprodursi anche nelle aree caratterizzate da acque salmastre; le acque dolci sono spesso colonizzate invece dal rospo comune Bufo bufo, dal tritone italico Lissotriton italicus e dal tritone crestato Triturus carnifex. Per quanto concerne i rettili, oltre alle comuni bisce (in particolare biscia dal collare Natrix natrix, e biscia tassellata Natrix tessellata), si può incontrare anche la rara testuggine palustre europea Emys orbicularis. L’abbondanza di insetti che spesso caratterizza questi ambienti determina condizioni trofiche ideali anche per diverse specie di chirotteri (pipistrelli) che utilizzano queste aree per nutrirsi.


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